BUON VIAGGIO, PRESIDENTE. SERENA PELLEGRINO: CONSIDERAZIONI A MARGINE DELL’ANNUNCIO DI SERRACCHIANI CHE NON SI RICANDIDA ALLA PRESIDENZA DEL FVG.

 

UDINE, 12 NOVEMBRE 2017.
Oggi finalmente e ufficialmente – con cinque mesi di ritardo – la presidente Serracchiani annuncia che non si ricandida alla presidenza della regione Friuli Venezia Giulia.  Credo che siano pochi i cittadini friuliani, giuliani, sloveni, resiani, bisiacchi, saurani, e tutte le innumerevoli e meravigliose realtà regionali che rendono il Friuli Venezia Giulia stupendo, rimasti sorpresi.
Chi invece si è illuso nell’ultimo anno di poter ancora ripresentare e sostenere una coalizione di centro sinistra, omologa a quella che le ha permesso per poco più di 2000 voti di essere la presidente indiscussa, resta con il cerino in mano.
Lei se ne va lasciando una regione che dovrà fare i conti con le riforme che, parafrasando Renzi, nemmeno il Berlusconi di casa nostra è riuscito a fare.
La fotocopia è stata più nitida ed efficace, ma sicuramente meno convincente agli occhi dei cittadini, dell’originale.
La fotografia di quanto abbiamo sostenuto cinque anni fa con un progetto e un programma elettorale che potrei tornare a sottoscrivere ora ad occhi chiusi e lo scatto che possiamo fare oggi, appaiono, a molti degli elettori che all’epoca l’hanno votato, la realizzazione di un cantiere che sembra sia stato costruito da chi non sa leggere.

O meglio, molto più probabilmente è accaduto quanto ho potuto vedere in prima persona durante questa legislatura in scala uno a Roma: prima del voto popolare si propone un progetto utile ai cittadini, durante i voti parlamentari si realizza un cantiere utile al sistema del mercato e della finanza globale.
D’altronde, come si può abbandonare quel modello che ci ha fatti “ricchi” per decenni? Sarebbe una follia! Non è possibile, poverino, farlo morire nell’agonia in cui si trova da dieci anni. Bisogna foraggiarlo, alimentarlo, dargli sussidi, promettergli risorse. E per fare questo bisogna tagliare i gangli della burocrazia pubblica, allargare le maglie delle leggi che obbligano a rispettare le scelte di merito e non quelle delle multinazionali, perché è tutto così fastidioso e “inquinatore” degli affidamenti diretti che farebbero “risparmiare” tante inutili gare d’appalto. E allora bisogna cancellare i corpi intermedi che “boicottano” le procedure, togliendo i contributi alle associazioni, mentre i sindacati diventano una zavorra, ma certo, si devono snellire le istituzioni con la cancellazione delle province e ponendo l’obbligatorietà di accorpamento degli enti locali, cercare di eliminare il Senato, smantellare la Costituzione, demolire la sanità pubblica per dare lustro a quella privata, travasare una montagna di denaro pubblico per la realizzazione di infrastrutture utili solo a chi le realizza, ignorare che 27 milioni di cittadini hanno chiesto che la gestione dell’acqua fosse pubblica, rimpinguare solo la filiera che “mangia” dal tavolo delle fossili, dei cementi, degli asfalti…insomma bisogna accontentare tutti coloro che, dal nazionale al regionale, si erano incontrati con Matteo Renzi nel novembre 2012 a porte chiuse a Milano per dargli la “comanda” di governo.

Chi ricorda Davide Serra? Serra chi? E così è accaduto, riducendo la scala, anche nella nostra piccola regione.
La Presidente si è guadagnata, agli occhi di chi governa i Governi,  il merito di essere brava e determinata a realizzare quello che le viene richiesto, ottenendo tutto con la determinata forza del voto consiliare, senza passare dal referendum, questo “odioso” strumento.

E non solo, lo Statuto della regione speciale del Friuli Venezia Giulia, a differenza della sua omologa riformatrice romana, la presidente l’ha modificato con la garanzia della maggioranza parlamentare, incurante delle voci di coloro i quali poi sul territorio si sarebbero trovati da soli a gestire un cambiamento radicale senza risorse, incurante anche di chi, magari in confidenza, le diceva che non si poteva procedere con l’accetta, ma i suoi assessori, perlopiù cittadini non eletti, hanno dovuto girare come trottole per tutta la regione portando il verbo della bontà delle riforme e, ad ogni chiarimento o semplice opposizione, rispondevano laconicamente: “la Presidente vuole così…”. Sull’acqua, la sanità, le provincie, le unioni territoriali intercomunali… Sì, la Presidente vuole così!
Soprattutto quando ha cercato di boicottare il raggiungimento del quorum invitando i cittadini, con un pubblico comunicato stampa, a non recarsi alle urne per votare il referendum contro le trivelle ma che poi si è ritrovata, al referendum successivo, quello costituzionale su cui doveva dare tutto il suo sostegno, a contare sulle dita di una mano sola le vittorie del SI nella sua regione fatta da più di 200 comuni, e piangere poi la caduta dei municipi di Pordenone, Trieste e Monfalcone.

Ho ricevuto in questi cinque anni richieste costanti di intervento da parte dei cittadini, tutti, senza distinzione di partito, e le battaglie le abbiamo fatte fino in fondo, fino al volo degli stracci contro “mamma Terna” che riesce quasi sempre a convincere le amministrazioni comunali con le compensazioni, ma che ha trovato nella Presidente la migliore alleata anche bypassando le sentenze del Consiglio di Stato.

Ci chiediamo chissà per quale ricaduta avrà fatto la “guerra” ai cittadini e ai sindaci anziché alla multinazionale che vuole andare a prendere l’energia dalla centrale nucleare di Krško, mentre tutti si sentivano fiduciosi nella giustizia e forti del fatto che le sentenze devono essere rispettate. Ma evidentemente le sentenze non sono uguali per tutti.

Per non dimenticare le promesse fatte in campagna elettorale tra quella che mai e poi mai si sarebbe proceduto con il progetto di quello che ho sempre chiamato il “canale scolmatore” del Tagliamento. Invece sì è proceduto per direttissima di più allo scavo della galleria sotto le abitazioni di un piccolo centro che pagherà tutto lo scotto di un progetto che durante la campagna elettorale si disse: “mai si farà la variante a Dignano”. Invece l’assessore dal pugno di ferro ha legittimato la volontà di procedere con le opere utili, come sempre, solo a chi le fa.

Dei cittadini della montagna? Dico poche parole, tante quante sono state fatte da quando la super Presidente ha voluto anche quella delega. Montagna dimenticata e abbandonata dalla logica della competizione che ha ucciso la cooperazione, dove oggi qualcuno si sogna di dire che la sua rinascita non può che passare dall’industrializzazione, sì certo come quella della produzione di pellicola plastica.

A niente però sono valse le raccomandazioni di chi – magari cercando con qualche interrogazione a farle raddrizzare il tiro e salvare in extremis gli errori – voleva bene a quel progetto elettorale e a quelle centinaia di migliaia di cittadini che lo avevano sinceramente sottoscritto votandolo.

Un piccolo spaccato questo certo, ma è quanto ogni cittadino della regione si sente addosso dopo un quinquennio di “importanti riforme”. E quello che non stupisce più nessuno è sentire, quando si incontra oggi chi vuole ricoprire la sua carica, rinnegare buona parte di quelle riforme, sebbene le abbia votate anche lui, tutte.

Potrei continuare ma sono convinta che ogni cittadino della regione ha il suo racconto da fare e ognuno di loro narrerà, tra “un blanc è un neri” al proprio amico, un episodio che l’ha riguardato personalmente.

Una piccola chiosa, non ho mai avuto il piacere e l’onore di poter interloquire con lei se non tramite chiari e pubblici atti parlamentari che, a detta di tanti la infastidivano davvero troppo.

Alla Presidente dalla ricca biografia, che è partita dalla piccola provincia all’Europa passando per la presidenza della regione e contemporaneamente vicesegretaria del più grande partito del paese, auguro una campagna elettorale frizzante e, nonostante l’esito garantito, di godersela fino in fondo perché dopo, è bene ricordarglielo, non avrà più chi le apre le portiere con la scorta al seguito, le porterà la borsa e le obbedirà senza proferire verbo. Quella volta proverà l’ebbrezza di tirarsi il trolley, di fare il car sharing con altri colleghi deputati, di sentirsi sgridare se arriva tardi al voto o peggio se vota in difformità dal suo partito, se lo deve ricordare, non è ammesso, e davanti a tutti sentirà pronunciare ad alta voce il suo nome dal capogruppo di turno, e risuonerà nell’aula con un eco indimenticabile…

…e i primi giorni di legislatura occhio a non incappare nelle sgrinfie delle Iene, sono senza pietà.

Buon viaggio Presidente.

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