IMMIGRAZIONE. LE CONTRADDIZIONI NELLA GESTIONE DA PARTE DELLO STATO PRODUCONO FALLIMENTI NEI SISTEMI DI ACCOGLIENZA, DISSEMINANO CRISI UMANITARIE E ALIMENTANO XENOFOBIA E RAZZISMO. IL PROGRAMMA DI LIBERI E UGUALI.

Sono diffuse ovunque le situazioni di crisi relative all’accoglienza dei profughi sul territorio nazionale: quante battaglie in questa legislatura, a cominciare da quella nel 2013 per la chiusura del CIE di Gradisca d’Isonzo!

Ed ognuna di queste crisi è stata palcoscenico per le squallide sceneggiate della destra, che usa i temi del razzismo e della xenofobia per manipolare e indirizzare contro i migranti lo scontento, la nuova povertà, il disagio, la sofferenza della società italiana.
Non è difficile strumentalizzare,  nella relazione dell’opinione pubblica con il problema dei profughi si radica a livello inconscio un incubo collettivo, attorno al quale spesso riecheggiano memorie familiari: quello di ritrovarci noi stessi a camminare sulle strade del mondo, profughi e disperati, alla ricerca di salvezza, sicurezza, diritti, libertà.

La ricerca delle formule per la gestione del fenomeno deve impegnare il Governo nell’ambito dei principi della nostra Costituzione, fermo restando che di fronte ad un fenomeno globale le risposte devono essere globali.
Ciò che vediamo accadere anche nelle città del Friuli Venezia Giulia costituisce la manifestazione della tragedia planetaria degli esseri umani che non possono vivere nella loro terra ma rappresenta solo l’ultimo chilometro di un cammino  che comincia lontanissimo, ha origine nel meccanismo di sopraffazione e abuso, perfezionato in maniera esasperata dalla globalizzazione, in forza del quale una parte del mondo ha potuto impadronirsi della ricchezza dell’altra parte del mondo, portandosi via anche diritti, giustizia e libertà.

Il programma di Liberi e Uguali sulla gestione di questo enorme problema è molto chiaro:  permesso di ricerca lavoro e meccanismi di ingresso regolari; unico sistema di asilo europeo che superi il criterio del paese di primo accesso e che comprenda canali umanitari e missioni di salvataggio;
sistema di accoglienza rigoroso, diffuso e integrato, sulla base del modello Sprar, adeguatamente dimensionato, superando la gestione straordinaria che troppi scandali e distorsioni ha generato in questi anni, stroncando ogni forma di speculazione e invece generando nuove opportunità di inclusione e sviluppo; riconoscimento della cittadinanza italiana a chi nasce in Italia da genitori stranieri, o è arrivato in Italia da piccolo e ha completato almeno un ciclo di studi.

Le contraddizioni insite nell’attuale sistema di gestione spesso sono più gravide di conseguenze negative dell’ostilità apertamente dichiarata e praticata, rappresentano le falle attraverso cui i principi di accoglienza e solidarietà si corrompono, come nel caso delle speculazioni sulle gestione dei centri di accoglienza. Non solo l’Italia ha preso atto con enorme ritardo del fenomeno migratorio, annunciato decine di anni fa, ma ancora incespica tra strumenti normativi da abolire, come la Bossi-Fini, e provvedimenti che mancano di coerenza ed efficacia.
Uno fra questi è l’erogazione di fondi statali, prevista con  decreto legge 193/2016,  destinata a sostenere gli oneri dei Comuni che accolgono richiedenti asilo e che hanno attuato interventi necessari nell’ambito dell’accoglienza e dell’integrazione.
Iniziativa  corretta sul piano delle intenzioni, che nella pratica ha avuto un uso distorto, perchè l’assegnazione, avvenuta nel 2017, non ha avuto alcun vincolo di destinazione ed ha riguardato, insieme  ai Comuni virtuosi, anche quelle amministrazioni che , oltre a non realizzare iniziative nell’ambito dell’accoglienza ed a rifiutare l’attivazione dello Sprar, propugnano in ogni modo possibile l’innalzamento del livello di ostilità delle comunità locali verso i profughi, lasciano le persone a dormire all’addiaccio emettendo nel contempo ordinanze di sgombero utilizzando gli strumenti prodotti dal Governo stesso, rifiutano di mettere a disposizione servizi per assicurare un minimo di igiene e di protezione, ignora le tutele e le garanzie previste per legge.
Ho richiesto, con una interrogazione rivolta al Ministro degli Interni che prendeva spunto dalla situazione di Gorizia, se la precisazione ministeriale  “le somme potranno essere liberamente impegnate per progetti di miglioramento dei servizi o delle infrastrutture utili e attesi da tutta la comunità locale” riguardi gli enti che hanno gestito responsabilmente l’accoglienza o anche a quelli che l’hanno impedita in ogni modo. La mancanza di una qualsiasi risposta all’interrogazione costituisce il cosiddetto ” assordante silenzio” che la dice lunga, seppur attraverso una questione che non ha attenzione mediatica, su quanto sia ancora sconnessa e tortuosa la gestione dell’immigrazione nel nostro Paese.

Questo il testo dell’interrogazione, presentata ad agosto 2017.
3/03201 : CAMERA – ITER ATTO
PELLEGRINO, PALAZZOTTO, FRATOIANNI

Al Ministro dell’interno . — Per sapere – premesso che:
i richiedenti asilo che, alla data del 24 ottobre 2016, si trovavano a Gorizia nelle strutture governative di prima accoglienza, nelle strutture temporanee e nello Sprar, hanno consentito all’amministrazione comunale di ricevere 145.500 euro dal fondo «Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti, programma Flussi migratori e coesione sociale»;
una nota esplicativa del Ministero dell’interno dispone che l’erogazione avviene quale concorso agli oneri sostenuti dai comuni che accolgono richiedenti protezione internazionale e senza vincoli di destinazione;
il comune di Gorizia ha destinato i fondi statali per l’accoglienza all’erogazione di 30 borse lavoro per disoccupati goriziani;
a Gorizia, sede di commissione territoriale, operano due strutture di accoglienza, per 250 persone che usufruiscono dell’assistenza prevista dalle convenzioni; inoltre, la Caritas diocesana accoglie per il solo pernottamento 51 persone nel dormitorio Faidutti;
al 30 luglio 2017 nella ex provincia di Gorizia risultavano presenti 1037 richiedenti asilo, dei quali 937 in convenzione;
a Gorizia, fino al 31 luglio, un centinaio di persone prive di convenzione, stazionavano da settimane in un parco cittadino, senza acqua corrente e servizi igienici, con il solo parziale supporto fornito dal volontariato locale;
l’amministrazione comunale da quella data ha allontanato i profughi dal parco pubblico e comunicato ai richiedenti asilo che non possono dormire per terra o sulle panchine in nessun luogo della città, senza individuare alcuna alternativa e prevedendo pesanti sanzioni;
la prefettura ha comunicato che non sono previsti trasferimenti di richiedenti asilo in altre sedi, nonostante le frequenti sollecitazioni al Ministero dell’interno;
il comune di Gorizia, a quanto risulta agli interroganti, rifiuta di attivare lo Sprar, ha reagito con ordinanze antibivacco agli accampamenti di profughi lungo il fiume senza partecipare in alcun modo all’accoglienza, non ha mai risposto alle richieste di mettere a disposizione locali di sua proprietà, nemmeno in condizioni di assoluta emergenza, mette sistematicamente in atto iniziative che ostacolano ulteriormente la già misera vita dei richiedenti asilo, alimentando una forte tensione e contrapposizione sociale, al punto che dalla prefettura è giunta la raccomandazione, riportata dalla stampa il 30 luglio, di evitare azioni di forza;
nell’inverno 2015, Medici senza Frontiere ha ritenuto così grave la situazione goriziana, dal punto di vista umanitario, da aprire un campo di accoglienza con una capacità di 100 posti in un sito messo a disposizione dalla Curia;
la stampa nazionale si è ripetutamente occupata delle condizioni in cui vivono i richiedenti asilo a Gorizia e dello sforzo del volontariato e della Caritas diocesana per sopperire alle carenze istituzionali;
gli interroganti ritengono vi sia una differenza sostanziale tra gli obiettivi e le ragioni per cui sono stati erogati e distribuiti i fondi nazionali ai comuni e le scelte politiche dell’amministrazione di Gorizia;
il contributo dello Stato di cui al decreto-legge n. 193 del 2016, è destinato a sostenere gli oneri dei comuni che accolgono richiedenti asilo e che hanno attuato interventi necessari nell’ambito dell’accoglienza e dell’integrazione;
andrebbe chiarita la precisazione ministeriale «le somme potranno essere liberamente impegnate per progetti di miglioramento dei servizi o delle infrastrutture utili e attesi da tutta la comunità locale», se sia cioè da riferirsi agli enti che hanno gestito responsabilmente l’accoglienza o anche a quelli che l’hanno impedita in ogni modo –:
se, per evitare di «premiare» enti locali che da anni coltivano politiche di «non accoglienza» e rifiutano qualsiasi integrazione dei richiedenti asilo, non intenda assumere iniziative per chiarire che le somme vanno erogate solo ai comuni che possano rendicontare una gestione responsabile dell’accoglienza;
quali iniziative di competenza intenda assumere, in relazione alla posizione assunta dal comune di Gorizia, al fine di risolvere la locale crisi umanitaria e garantire una gestione efficace dei flussi migratori e l’attuazione delle politiche di asilo. (3-03201)

Non lasciamo ai sindaci la ricerca delle soluzioni  definitive per questa tragedia umanitaria, a Gorizia come al centro di Conetta di Venezia,  perchè indipendentemente dal loro colore politico sono vincolati alle promesse rivolte al proprio elettorato;  né tantomeno può essere rintracciata negli scontri sui social o per mezzo delle strumentalizzazioni che a vario titolo vediamo proliferare;  e non ci possiamo arrivare nemmeno  solo in seguito ad iniziative come quella dei rifugiati che stanno pacificamente marciando verso Venezia.   E nemmeno può essere affidata al volontariato,  impegnato in uno sforzo enorme per  riempire il vuoto lasciato dalle istituzioni pubbliche e statali che hanno l’onere di attuare i principi costituzionali: l’associazionismo ha un ruolo molto importante ma non può cavare le castagne dal fuoco allo Stato, un volontario non può essere paragonato ad un lavoratore. “

Pellegrino ha precisato: “ Ritengo che a fronte di un fenomeno che è globale, le soluzioni debbano essere globali. Il ministro Minniti risponda in prima persona, dal momento che ha avuto dal parlamento italiano il  mandato per risolvere la perenne emergenza su tutto il territorio nazionale, e nello specifico a Gorizia.

Si prenda in seria considerazione il fatto che adesione allo SPRAR non può essere demandata alla scelta volontaria  dei singoli sindaci ma deve essere uno strumento previsto e regolato per tutto il territorio nazionale.

Rassegna stampa

1 commento
  • So che conosci il problema ma conto anche su di te perché non siano sepolti nell’inesistenza i nati in Italia, figli di sans papier cui dal 2009 è negato il certificato di nascita.
    Non scrivo di più perché so he conosci il problema.
    Te ne sei già occupata e non lo sfuggirai, ne sono sicura. Auguri de augusta

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