INCENDI, RIBADITA L’URGENZA DELLE PRIORITA’: POLITICHE COORDINATE, DECRETI ATTUATIVI DELLA RIFORMA P.A., TECNOLOGIE E RIOSRSE PER ATTIVITA’ AGRO FORESTALI

ROMA, 26 luglio 2017

Durante la conferenza stampa di ieri pomeriggio, alla Camera dei Deputati, è stata ribadita sotto diversi profili la necessità della prevenzione anti incendi.  Il 2017 è un annus horribilis per il territorio italiano, con la convergenza di diverse e correlate emergenze ambientali: il cambiamento climatico preme con siccità e temperature altissime, l’acqua manca per le esigenze potabili e agrozootecniche, gli incendi devastano i boschi e ci privano di un presidio naturale fondamentale…
e poi, con l’autunno-inverno arriverà il rischio idrogeologico.

Mentre l’Unesco riconosce come patrimonio dell’umanità le antiche faggete italiane,  non solo  i boschi italiani stanno subendo drammaticamente l’attacco del fuoco ma non abbiamo ancora risolto il problema della transizione delle competenze tra Corpo forestale dello Stato, Carabinieri e Vigili del Fuoco.
In aggiunta, si manifesta, un problema di fondo nella relazione tra le varie istituzioni dello Stato, che hanno bisogno di convenzioni e protocolli per interagire sulle criticità e sulle emergenze: l’esempio della Campania che ha sottoscritto l’accordo con i Vigili del Fuoco dopo che gli incendi erano già dilagati è emblematico della gravità di questa disfunzione.
Inoltre, a causa della mancata emanazione  dei decreti attuativi della riforma Madia, ci sono persone del Corpo Forestale che hanno enormi competenze e sono però impossibilitate di metterle concretamente in pratica.
E’ molto interessante sentir dire il  generale Antonio Ricciardi, comandante delle Unità per la tutela forestale, ambientale e agroalimentare,  che i Carabinieri si stanno auto – trasformando in Forestali, facendo proprie sensibilità e obiettivi del Corpo,  integrato evidentemente  in maniera più profonda e condivisa della semplice acquisizione di personale: tuttavia servono strumenti, finanziamenti invece che tagli ingenti di risorse, definizione di competenze e politiche nazionali coordinate, a partire da quelle che una volta si chiamavano politiche agro silvo pastorali , primi strumenti per la cura e la custodia dei territori marginali e della montagna.
Servono tecnologie innovative, come quella che grazie ai droni consente di avvistare non solo l’incendio ma identificare anche le persone che si trovassero lì dove il fuoco è stato appiccato; servono previsioni più drastiche in materia di catasto dei suoli percorsi dal fuoco, in modo da rendere più duratura nel tempo l’impossibilità di edificare dopo gli incendi; serve capire e perseguire l’intreccio malavitoso che nell’incendio boschivo manifesta la conclusione della sua filiera, anche provocando  la devastazione in vista del business del rimboschimento. 26 mila ettari di boschi bruciato sono molto interessanti per le criminalità, tanto quanto le 300 discariche abusive che costellano le nostre aree protette.
L’attenzione sulle aree devastate dagli incendi non deve allentarsi nei prossimi mesi.
Tutte le aree a valle delle zone compromesse sono a rischio idro geologico, venendo a mancare la funzione degli apparati radicali degli alberi di trattenere il suolo e proteggerlo dal dilavamento dell’acqua: il maltempo della stagione autnno invernale metterà nuovamente a dura prova,  proprio a causa dei danni provocati dagli incendi estivi,  molte aree del nostro paese.

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