E’ UNA PSEUDO RIFORMA LA LEGGE PARCHI PASSATA OGGI ALLA CAMERA. VOTO CONTRARIO DI SINISTRA ITALIANA, SEL, POSSIBILE. LA DICHIARAZIONE DI VOTO DI SERENA PELLEGRINO, VICEPRESIDENTE DELLA COMMISSIONE AMBIENTE.

CAMERA DEI DEPUTATI. 20 giugno 2017.

Grazie Presidente,

Onorevoli Colleghi,

Nonostante ci si sia battuti fino all’ultimo emendamento per riuscire ad ottenere degli elementi migliorativi che sono stati apportati dalla Camera rispetto all’improponibile testo che ci era stato consegnato dalla prima lettura del Senato, il Gruppo Sinistra Italiana, SEL, Possibile esprimerà il suo voto contrario alla proposta di legge di riforma, o meglio pseudo-riforma, della legge quadro sulle Aree protette.

Il percorso e l’esito di questa proposta di legge dimostrano sia la scarsa consapevolezza dei risultati di 25 anni di applicazione della Legge Quadro sui Parchi sia – al netto dei proclami internazionali da parte dei nostri governanti – la grande disattenzione delle scelte politiche rispetto ai bisogni veri delle nostre aree protette e del rapporto con i beni ambientali del nostro Paese.

Sicuramente manca una seria cultura e coscienza ecologica! Il nostro Stato è il campione europeo di procedure d’infrazione in campo ambientale, ma soprattutto dall’incapacità di avere una visione di prospettiva che riguarda il nostro ben-essere attraverso la cura dell’ambiente in cui viviamo: l’ekos, ovvero la casa comune che lasceremo ai nostri figli.

Ci siamo battuti per anni affinché venisse garantito a questa riforma innanzitutto sia il recepimento di quei principi in tema di conservazione della natura che corrispondono agli obblighi internazionali sottoscritti dal nostro Paese e sia di quelle norme europee che avrebbero dovuto generare una piattaforma largamente condivisa e basata su un’analisi fattiva e ponderata. Vi ricordo che nel 1991 non c’era la Convenzione internazionale sulla biodiversità, né la Strategia nazionale per la biodiversità.

Non c’era la rete Natura 2000 e non esisteva la Convenzione Europea sul Paesaggio. Questo avremmo dovuto recepire! Invece come al solito appena si pronuncia la parola “riforma” c’è sempre qualche “furbo” che cerca di portare acqua al mulino delle multinazionali e degli speculatori.

Invece avremmo dovuto inserire quei riferimenti fondamentali che ci avrebbero aiutato a dire in modo univoco che un’area protetta è “un’area geograficamente determinata, prescelta o regolamentata e gestita al fine di conseguire obiettivi specifici di conservazione della biodiversità” rafforzando il sistema, attraverso il miglioramento della legge nazionale di riferimento!

Stiamo facendo invece un pericoloso passo indietro e questa legge si presenta, nella parte più controversa e contestata, come una “sanatoria” di tutte le applicazioni distorte che, nel tempo, si sono avute della legge 394, con il rischio concreto di consegnare gli Enti Parco alle logiche di degenerazione localistiche e partitocratiche.

All’interno dei Consigli direttivi la componente scientifica e conservazionista, già oggi fortemente ridotta rispetto all’originaria composizione, diminuirà ancora a favore di portatori di meri interessi economici e di asserviti alle logiche di potere per sostenere le esigenze locali, magari con la falsa promessa del profitto per tutti.

Non dimentichiamo che le amministrazioni locali, stritolate delle politiche dell’austerity, verrano costrette ai ricatti delle multinazionali e degli speculatori che compenseranno con quattro spiccioli il furto dei beni ambientali e servizi ecosistemici per ripulirsi la coscienza.

È in questo quadro che questa maggioranza ha deciso di introdurre nei Consigli Direttivi dei Parchi il rappresentante di alcune categorie economiche. È evidente che questa scelta altera fortemente, non solo l’equilibrio, ma anche la logica di una gestione che si basa sulla presenza nell’organo decisionale di rappresentanti degli interessi generali qualificati per le attività in materia di conservazione della natura.

Nel testo approdato in aula veniva sancito che il Presidente di un Parco Nazionale non fosse necessario che avesse alcuna competenza specifica e riconosciuta in ordine alla gestione, conservazione e valorizzazione dei beni naturali ed ambientali.

Abbiamo dibattuto per mesi e con la mobilitazione di tutte le associazioni ambientaliste siamo riusciti ad ottenere che il Presidente di un Parco avesse comprovata esperienza “in campo ambientale”… sembra un’ovvietà! E invece ore e ore di discussione per ottenere che ci fosse questa competenza.

Chi mai si permetterebbe di far nominare un incompetente in storia dell’arte a capo di uno dei nostri musei? Nessuno.

Per i parchi naturali invece la preparazione in campo ambientale può essere superata dall’appartenenza politica, dalla subalternità alle logiche localistiche o a qualche categoria economica.

Anche i criteri di scelta del Direttore dei Parchi Nazionali e delle aree marine protette sono particolarmente dequalificanti nella figura di un soggetto assunto quale dipendente a tempo determinato per svolgere funzioni dirigenziali di carattere generale.

Nessun serio riferimento alla dimostrazione di competenze di carattere tecnico per quanto riguarda le tematiche attinenti la pianificazione paesaggistica e naturale, gestione degli habitat, nessuna conoscenza dei principi fondamentali di biologia della conservazione. Avete bocciato la presenza di professionisti competenti in materia artistica, architettonica, archeologica, paesaggistica. Fanno tanta paura agli speculatori edilizi ed economici?

Ci siamo battuti e abbiamo ottenuto una virgola. Sì presidente, una virgola! Abbiamo ottenuto che le competenze ambientali non fossero in alternativa ma che il direttore avesse anche le competenze ambientali, rendendo così un po’ più stringenti i criteri per la scelta del direttore di un Parco Nazionale. D’altronde perché stupirsi? Sono decenni che negli enti di gestione, a livello sia nazionale che regionale, si procede a nomine di carattere quasi esclusivamente politico e non ispirate alla esperienza e alla professionalità dei candidati, con un progressivo svuotamento delle funzioni e del ruolo delle aree protette a vantaggio di politiche clientelari trasformate in agenzie del turismo, grandi pro loco, concesse in appannaggio a qualche politico in attesa di ricollocazione.

Presidente, siamo noi a dipendere dalle leggi di Madre Terra non viceversa. E questi lembi di territorio sono l’ultimo baluardo su cui tutti vogliono mettere le mani: sviluppo e valorizzazione, questo sentiamo continuamente ripetere come fosse un mantra. A che prezzo? Royalties e compensazioni, faranno mercimonio dei beni ambientali come se questi fossero riproducibili e sfruttabili all’infinito, quando invece dovrebbe essere ormai noto che si tratta di beni fragili e non ricostituibili. Si insegna anche ai bambini delle elementari!

Che dire sull’operazione tutta di facciata in merito alle prospezioni di combustibili fossili. Dopo aver approvato in commissione ambiente la norma che vieta le prospezioni nei parchi, la commissione bilancio, ovvero quella che frena tutte le proposte che abbiano oneri di ragioneria aggiuntivi, produce un emendamento che fa salve le attività estrattive in corso e tutte le concessioni ad esse collegate, come se fosse l’ufficio ragioneria delle società di capitale delle fossili. Si continuerà così ad estrarre le quattro gocce di petrolio dai pozzi esistenti e, per farne di nuovi, si faranno furbescamente dei decreti ministeriali che bypasseranno le leggi approvate dal Parlamento. È già accaduto proprio in questi mesi! Dopo che sono state vietate le prospezioni entro le 12 miglia dalle coste Governo il Governo ha autorizzato nuove prospezioni petrolifere attraverso l’escamotage delle “varianti dei programmi di lavoro”, infischiandosene della legge approvata dal Parlamento nel gennaio 2016 e voluta dal Governo per svilire il referendum sulle trivelle.

Avete preso in giro 12 milioni di elettori che hanno NO ALLE TRIVELLE!

Che dire del pasticcio relativo alla delega al Governo ad adottare un decreto legislativo istitutivo del cosiddetto Parco del Delta del Po? Si vuole replicare il caso dello smembramento del Parco Nazionale dello Stelvio? Producete norme confuse e incongrue, fatte ad arte per ogni realtà territoriale cancellando il principio costituzionalmente riconosciuto e sancito dall’articolo 9 della Costituzione che da sempre ha fatto paura agli speculatori: l’interesse nazionale alla tutela del paesaggio e del nostro immenso patrimonio naturale.

Riteniamo che le norme che qui introdotte minino alcuni dei principi-cardine della legge 394/91.

Il Parco è una struttura territoriale vasta e complessa a cui sono affidati vari ruoli: dalla conservazione della natura all’intervento attivo di risanamento ambientale, dal contenimento del consumo del suolo e dell’espansione urbana al riequilibrio e alla cura degli insediamenti, dove uomo e natura possono rinnovare la sinergia armonica tra ambiente, territorio, cultura e società, relazione ormai degenerata nelle aree urbanizzate.

I Parchi sono il volano di un vero sviluppo e produttore di “servizi ambientali” dove le realtà locali possono promuovere una reale economia con l’imprenditoria locale, proteggendo la natura. E tutto questo, Presidente,  con questa riforma non accadrà.

Le aree protette DEVONO rimanere protette: sono i nostri polmoni, le nostre radici, la nostra sopravvivenza.

Dopo aver distrutto l’immenso patrimonio che i nostri padri ci hanno lasciato ora si vuole erodere pure il capitale naturale.

Ricordatevelo, la ricchezza dell’Italia non è certo né il petrolio, né il gas fossile e fare ricchezza speculando con ulteriori colate di cemento ci porterà solo alla deflagrazione del sistema terra.

Il business NON è eco-nomia.

On. Serena Pellegrino

L’immagine è tratta da GreenReport. it, dove è riportata la lettera inviata oggi ai deputati da 12 associazioni ambientaliste e animaliste.

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