SICUREZZA DELLE SCUOLE E RESPONSABILITA’ DEI DIRIGENTI SCOLASTICI: NEL QUADRO COMPLESSIVO DELLE CRITICITA’ DELL’EDILIZIA SCOLASTICA, IL FOCUS PER RISOLVERE LA QUESTIONE DELLA RESPONSABILITA’ VA TENUTO SUL FABBRICATO. LA PDL CHE MODIFICA LA DISCIPLINA SULLA SICUREZZA DEL LAVORO E’ IL PRIMO APPROCCIO AL RIASSETTO DELL’INTERA MATERIA.

 

Roma, 26 ottobre 2017
Si è svolto ieri, nella Sala Salvadori della Camera del Deputati, alla presenza del giudice Guariniello, il convegno organizzato dalle associazioni A.N.DI.S e DI.S.A.L.  per discutere le proposte di legge n. 3830 a mia prima firma e n. 3963 a prima firma dell’on. Mara Carocci che modificano la disciplina in materia di sicurezza sul lavoro e chiariscono la responsabilità dei dirigenti scolastici relativamente ai fabbricati.
Un’occasione importante, giunta al termine di un lungo ciclo di audizioni, che ha consentito di focalizzare definitivamente i diversi livelli della problematica sicurezza scolastica, cogliere le connessioni tra di essi e la portata generale delle relative criticità.

Innanzitutto credo sia esplicito che, per gestire in maniera adeguata la questione della responsabilità dei dirigenti sulla sicurezza di tutti coloro ( bambini e ragazzi, docenti e personale ATA) che si trovano, per gran parte della giornata, a scuola, l’obiettivo vada posto sul fabbricato:  solo così possiamo affrontare la risoluzione di questo annoso e gravissimo problema mantenendo una oggettività della visione, in coerenza con la legislazione vigente per la quale  le responsabilità della salute e manutenzione ordinaria e straordinaria di qualsiasi fabbricato compete al proprietario ,nella fattispecie i Comuni e le Province, anche se versano sicuramente  in cattive condizioni economiche.

L’intervento al convegno della funzionaria del ministero, con la delega all’edilizia scolastica, ha comunque chiarito che è da rivedere l’intero meccanismo,  a cominciare dal fatto che la delega all’edilizia scolastica andrebbe spostata dal MIUR (scuola e istruzione) al MIT (lavori pubblici;  e che è inconcepibile procedere con bandi per le manutenzioni indetti per segmenti.   Il bando solai, il bando tinteggiature, il bando serramenti…. Ma chissà se chi redige questi bandi è mai stato in un cantiere?  Mi piacerebbe davvero far fare una visita a questi dirigenti del ministero in un cantiere e far vedere che dove c’è una crepa non sempre dietro c’è una diagnosi univoca e inconfutabile. Alle volte è necessario “aprire” come si fa con un Intervento chirurgico, solo così si capisce dov’è la “malattia” del fabbricato.
Quindi, discutiamo delle responsabilità  relative ai fabbricati scolastici  con la consapevolezza che questo enorme problema si affronta con la modifica della disciplina in materia di sicurezza sul lavoro, nello specifico il decreto legislativo n. 81 del 2008,  ma richiede di essere considerato a tutto tondo, in tutte le sue implicazioni: altrimenti rimarrà sempre una questione molto “complessa”, come troppe volte sento dire.

Tra le criticità da risolvere c’è la questione dell’anagrafe dell’edilizia scolastica italiana, strumento senza il quale è impossibile ragionare su criticità e priorità nel contesto della pianificazione urbana e territoriale.  E’ gravemente carente:  anche il  Diciottesimo rapporto Legambiente sulla qualità edilizia scolastica, presentato pochi giorni fa, ribadisce che l’anagrafe è incompleta, imprecisa e di difficile interpretazione, mettendo ad esempio in evidenza che ben 14,711 edifici risultano registrati nel portale dati del MIUR per due volte.

Il rapporto di Legambiente riguarda gli edifici per le scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di proprietà dei Comuni italiani; a queste vanno aggiunte le strutture scolastiche di proprietà delle Province. Queste sono dunque le due categorie di enti locali che sono proprietarie di scuole in media piuttosto vecchie, prive di certificati di agibilità, di diagnosi statiche, figurarsi quelle energetiche,  collocate in zona sismica 1 e 2, in zone sottoposte a rischio idrogeologico, prive di certificazione antiincendi.

Lo studio di Legambiente ha evidenziato che gli edifici comunali costruiti con criteri antisismici sono solo il 13,8%, per contro la verifica di vulnerabilità sismica è stata effettuata su poco più del 29 per cento degli edifici.

In attesa di riuscire a realizzare l’indispensabile fascicolo del fabbricato per ognuno dei 43 mila edifici scolastici, le responsabilità sulla sicurezza attualmente sono demandate al preside, trasformato in dirigente scolastico e quindi in datore di lavoro, mentre gli enti proprietari restano in attesa della segnalazione per intervenire, quando abbiano le risorse per farlo, e ottemperare ai propri obblighi relativi ad ogni intervento strutturale e di manutenzione necessario.  La preoccupante fotografia di Legambiente ci dice che il 43 per cento delle scuole di proprietà comunale necessita di manutenzioni urgenti, e ciò nonostante  già il 48,9% degli edifici abbia  goduto di interventi di manutenzione straordinaria.

La proposta di modifica dell’art. 18 del DL. 81/2008 serve a superare la dicotomia funzionale e gestionale tra soggetti proprietari degli edifici scolastici e dirigenze scolastiche, evitando i penosi e purtroppo frequenti conflitti di attribuzione di responsabilità sulla sicurezza e l’anti infortunistica nelle scuole.

Scrivendola abbiamo tenuto conto anche dell’importante pronuncia del 2016 della Corte di Cassazione, con la quale è stato chiarito che ‘bisogna distinguere tra misure di tipo strutturale ed impiantistico, di competenza dell’ente locale proprietario dell’immobile, e titolare del resto dei potere di spesa necessario per adottare le dovute misure, e gli adempimenti di tipo unicamente ‘gestionale’ ed organizzativo spettanti invece all’amministrazione scolastica”.

La responsabilità sulla sicurezza nelle scuole  non possiamo pensare sia attribuita a chi non possiede le competenze necessarie per una corretta valutazione : deve essere posta a capo degli enti locali, proprietari degli edifici, titolari di uffici tecnici e relativo potere decisionale e di spesa.

E’ solo a causa di quest’ultima parola – la spesa! mai che la si considerasse un investimento per le generazioni future e un investimento per una sana economia di risanamento edilizio –   che nella valutazione congiunta del comune problema si innesta il lacerante scontro tra enti proprietari e dirigenze scolastiche: Comuni  senza risorse e Province squattrinate verso i presidi che ogni mattina devono aprire le porte delle scuole con insostenibili incertezze sulle proprie responsabilità e sulla sicurezza degli studenti e del personale scolastico.

E’  emblematico della situazione della scuola pubblica italiana, e della per nulla lungimirante visione di sviluppo del nostro Paese, che ANCI e UPI, durante la discussione sulla mia proposta di legge e su quella dell’on. Carocci, abbiamo ritenuto che, senza investimenti  da parte dello Stato e relativi trasferimenti agli enti locali,  stabilire emendata la responsabilità dei dirigenti  quando abbiano avvertito tempestivamente l’ente locale proprietario relativamente alla necessità di manutenzioni strutturali, sia una modifica al DL 81/2008 inadeguata.  Anzi, foriera di ulteriori rischi a carico dello svolgimento delle attività scolastiche, al punto che ANCI ha definito entrambe le pdl  “inaccettabili nella sostanza e impraticabili nei fatti”.

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