STATUTO TRENTINO ALTO ADIGE, MINORANZA LADINA EQUIPARATA A QUELLA TEDESCA. VOTO FAVOREVOLE DI SINISTRA ITALIANA.

16 novembre 2017.

Finalmente anche la minoranza ladina della provincia di Bolzano avrà la sua legittima rappresentanza, pienamente equiparata alla minoranza tedesca e alla componente italiana.

La Camera dei Deputati, con 434 voti favorevoli, un voto contrario e 45 astenuti ha definitivamente approvato la legge che modifica lo Statuto speciale di autonomia per la Regione Trentino/Alto Adige in materia di tutela della minoranza ladina.
Possiamo davvero gioire perché questo è un giustissimo precedente che apre le porte all’applicazione dell’art. 6 della Costituzione: la Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.  Una criticità , perchè il nostro Paese è ancora inadempiente, che va, al più presto, risolta.

Questa la dichiarazione di voto.

Onorevoli colleghi,

il Gruppo Sinistra italiana – SEL – Possibile è particolarmente sensibile e attento ai diritti delle minoranze.

E’ un dato costitutivo della nostra visione politica e culturale e, anche per questo, riteniamo positivo ogni passo che vada nella direzione della piena attuazione del disegno contenuto nella nostra Costituzione, che all’articolo 6 prevede espressamente: «La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche». Si tratta di un principio fondamentale che, auspichiamo, trovi sempre maggiore riconoscimento in tutte le aree del nostro Paese dove vivono minoranze linguistiche, perché sappiamo che dobbiamo ancora fare molta strada per garantire una adeguata tutela a tutte le minoranze linguistiche presenti nel nostro Paese.

D’altronde anche con questo disegno di legge costituzionale che pure nel titolo si pone come obiettivo la tutela della minoranza ladina, come è stato più volte stigmatizzato dal collega Kronbichler, nei fatti favoriamo solo quella parte della minoranza ladina che è già la più tutelata, o la meno svantaggiata, ed è la parte ladina della sola provincia di Bolzano.

Le popolazioni ladine infatti sono sparpagliate tra cinque valli e divise in tre province (Bolzano, Trento, Belluno) e tre regioni diverse (Trentino Alto Adige, Veneto e anche Friuli Venezia Giulia).

Abbiamo rischiato, se non fossero state approvate le modifiche che riportano al metodo porporzionale, una popolazione divisa e più disuguale per diritti e trattamento.

Per questo pensiamo che quanto andiamo a votare oggi sia un primo passo e che sia necessario lavorare ancora per fare in modo che siano eliminate le disparità di trattamento nei confronti della minoranza ladina in tutte le Regioni e in tutte e le diverse Province.

In linea generale vorrei ricordare che, per fare in modo che il sistema di tutela e l’eliminazione della disparità di trattamento siano estesi anche alle altre minoranze linguistiche che arricchiscono il nostro Paese, rimane assolutamente fondamentale che sia finalmente ratificata dal Parlamento italiano la Carta europea per la tutela delle minoranze linguistiche.

La “Carta europea delle lingue regionali o minoritarie” è datata 1992 ed è entrata in vigore il 1° marzo 1998, quando è stata ratificata da cinque Stati. È stata firmata da 33 Paesi, tra cui anche l’Italia, che in venticinque anni non è riuscita a ratificarla, a differenza di altri 24 Paesi tra i quali la Svizzera, l’Austria, la Spagna e il Regno Unito, che hanno un’articolazione di comunità nazionali al loro interno, che non solo non hanno paura di riconoscere, ma cui hanno dato un riconoscimento pieno anche sotto il profilo culturale della lingua.

Esiste quindi un tema generale su cui la nostra nazione è inadempiente e che va, al più presto, risolto.

Ora, ritornando nello specifico di questo disegno di legge costituzionale, possiamo affermare che il Gruppo Sinistra italiana – SEL – Possibile esprimerà con maggior convinzione il suo voto favorevole dopo i cambiamenti introdotti al Senato che hanno eliminato dal testo gli articoli 2 e 5 con le modifiche degli articoli 47, 48 e 61 dello Statuto dell’autonomia, infilate alla Camera dalla Südtiroler Volkspartei con l’avvallo del Partito Democratico.

Modifiche assolutamente estranee alla natura della proposta di tutela della minoranza linguistica sul lato della rappresentanza e della proporzionalità anche etnica.

Modifiche che andavano a incidere sul sistema elettorale per l’elezione del Consiglio provinciale e dei Consigli comunali e portavano artificiosamente a una modifica – introducendo la dizione eletto «con sistema proporzionale», anziché «su base proporzionale» – che andava a ledere il principio vincolante della tutela dell’equilibrio della rappresentanza perché avrebbe permesso, tra l’altro, con quella piccola modifica di dizione, che si potessero addirittura introdurre principi maggioritari o sbarramenti.

Un vero e proprio attentato ad un principio cardine del sistema autonomistico, qual è il principio della rappresentanza proporzionale dei gruppi linguistici negli organi elettivi della provincia.

In questo caso possiamo dire per fortuna ci ha pensato il Senato!

Per fortuna che ci hanno pensato i cittadini lo scorso 4 dicembre a salvare la nostra Costituzione!

Voglio concludere questa dichiarazione di voto citando un passo del “Tentativo di decalogo per la convivenza inter-etnica” scritto da Alexander Langer.

Dopo aver ricordato la frase pronunciata dal vescovo di Banja Luka durante la guerra civile jugoslava degli anni ’90: “un prato con molti fiori diversi è più bello di un prato dove cresce una sola varietà di fiori”, Langer scrive: “La compresenza di etnie, lingue, culture, religioni e tradizioni diverse sullo stesso territorio, nella stessa città, deve essere riconosciuta e resa visibile.

Gli appartenenti alle diverse comunità conviventi devono sentire che sono “di casa”, che hanno cittadinanza, che sono accettati e radicati (o che possono mettere radici).

Il bi- (o pluri-) linguismo, l’agibilità per istituzioni religiose, culturali, linguistiche differenti, l’esistenza di strutture ed occasioni specifiche di richiamo e di valorizzazione di ogni etnia presente sono elementi importanti per una cultura della convivenza.

Più si organizzerà la compresenza di lingue, culture, religioni, segni caratteristici, meno si avrà a che fare con dispute sulla pertinenza dei luoghi e del territorio a questa o quella etnia: bisogna che ogni forma di esclusivismo o integralismo etnico venga diluita nella naturale compresenza di segni, suoni e istituzioni multiformi.”

 

On. Serena Pellegrino

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