UDINE. PALAZZO EX UPIM: MI APPELLO AL SINDACO HONSELL PER RIVEDERE IL PROGETTO E IL RELATIVO ITER

 

9 LUGLIO 2017. DALL’ARCHITETTURA ALLA CUBATURA. Questo è stato fatto per decenni e sottoscritto purtroppo anche dalle varie amministrazioni locali: asservire le idee progettuali alle rendite immobiliari e alle speculazioni.

E il centro storico di Udine non è stato esente. Dal dopoguerra ad oggi demolizioni di grandi architetture hanno lasciato il posto a condomìni e centri commerciali.
L’ultimo pensiero architettonico e urbano, inteso come produzione di “Stato”, è stato realizzato purtroppo durante il ventennio.
Dal dopoguerra in poi, troppe volte le varie amministrazioni che si sono succedute in ogni ente, di ogni ordine e grado, fino a quello nazionale, si sono piegate alle logiche del consenso e delle rendite di speculatori immobiliari, dove la committenza ha privilegiato la cubatura a scapito dell’architettura e le amministrazioni il mero ritorno delle imposte immobiliari per fare cassa.
La Bellezza sostituita dalle speculazioni.

Oggi il focus è puntato sul cuore della città di Udine. La prima città che ha ospitato la “Bellezza in Costituzione”: un evento che terrò custodito fino all’ultimo dei miei giorni.

Nel 1957 venne demolita, nel silenzio generale, una stupenda architettura che ospitava un cinema, edificata tra il 1921 e il 1924 a firma di Provino Valle un architetto che visse dal 1887 al 1955, per realizzare al suo posto il palazzo dell’UPIM.
Udine, all’inizio del secolo scorso, aveva già un importante numero di preziose sale cinematografiche.
Un’avanguardia culturale.
Purtroppo alcune di loro sono state demolite in nome della speculazione, del mercato immobiliare e commerciale, e una di queste versa tuttora in pessime condizioni. Questa è la storia di tantissimi centri storici delle città italiane.
Da quando i magazzini UPIM hanno chiuso, si è aperto un acceso dibattito su cosa farne di una struttura fatiscente e dallo scarso valore architettonico.

Ebbene, cosa è accaduto?
Una grossa impresa di costruzioni che lavora in tutto il mondo acquista il fabbricato e decide, con un accordo con il comune di Udine attraverso una variante al piano regolatore realizzata dagli stesso uffici comunali con la supervisione dell’assessore in carica, di riqualificare il grande magazzino e realizzare un edificio residenziale e commerciale.
Ma nel momento in cui il progetto deve superare l’iter burocratico, a cui deve sottostare qualsiasi committente e progettista che voglia edificare in centro storico, l’impresa di costruzioni si vede “velocizzare” l’approvazione del progetto che non passa al vaglio della commissione edilizia che aveva annunciato già in modo informale il suo diniego.
La giunta comunale, in forza del parere della soprintendenza, ha approvato nei giorni scorsi un progetto che ricalca i condomini già realizzati dalla stessa impresa nel corso degli ultimi decenni con prospetti segnati da ampi terrazzi con vista sul centro storico .
Un inserto che appare poco armonizzato nel contesto del piccolo centro storico di Udine.

In questi giorni si è aperto un forte dibattito soprattuto perché, a seguito del bypass della commissione edilizia, la maggioranza dei commissari si è dimessa. Un precedente mai accaduto.
Ebbene io credo che questo episodio sia sufficientemente emblematico per definire il quadro in cui si trovano l’edilizia e le amministrazioni di oggi: entrambe ridotte a fare i conti con i “conti a perdere” degli ultimi decenni in cui si è cementificato oltre il dovuto e fatto cassa con qualsiasi espediente.
Trovandosi davanti ad un “boccone” sicuro in cui la speculazione, la rendita e la vendita – così come raccontata dal grande Italo Calvino nelle sue città invisibili – sono garantite, qualsiasi ostacolo deve essere superato.
In questo contesto si sono espresse anche varie associazioni tra cui, proprio oggi, la presidenza dell’ordine degli architetti di Udine che denuncia la mancata conferenza di servizi e l’interlocuzione tra i soggetti.
La troppa velocità nell’approvare un progetto dal forte impatto sul contesto urbano non tranquillizza la popolazione che sente la forza dell’amministrazione a beneficio di pochi e a detrimento di una cittadinanza intera.
Va inoltre tenuto presente che sono state respinte le proposte di realizzare un concorso di idee ma soprattutto che alcuni progetti, tra cui quello di Rafael Moneo, indiscusso architetto, non hanno avuto nemmeno l’onore di essere presi in considerazione.
Con questa desidero fare un appello al Sindaco Honsell, a cui spetta l’ultima parola, che riveda sia l’iter burocratico che la valutazione e l’esame del progetto.
Qui non si tratta di una installazione più o meno artistica ma di un manufatto architettonico che rimarrà lì per i prossimi cento anni (tanto è la vita di un manufatto in cemento armato).
Ma soprattuto gli chiedo di non utilizzare la motivazione che velocizzeremmo la realizzazione dei “posti di lavoro” persi in questi anni, motivazione che per troppi decenni ci ha fatto digerire i peggiori scempi, devastazioni naturali e artistiche della nostra Bella Italia.
E il risultato è stato ovunque la distruzione del nostro Patrimonio e la contrazione dei posti di lavoro.
A chi giova?
Non certo alla cittadinanza come ha invece dichiarato il vice Sindaco.

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