VARIANTE DI DIGNANO. SI CONFIGURA L’IPOTESI DISASTRO AMBIENTALE? LO CHIEDE LA PARLAMENTARE SERENA PELLEGRINO (LEU – SI) NELL’ESPOSTO ALLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI UDINE.

 

Udine, 1° marzo 2018

Ho depositato alla Procura della Repubblica di Udine un esposto contenente una serie di osservazioni tecniche sulla variante di Dignano che ritengo utili per valutare, da parte della Magistratura, se la realizzazione del progetto prefiguri la fattispecie del reato di disastro ambientale, relativamente all’ alterazione irreversibile dell’equilibrio dell’ecosistema sul quale l’opera andrà ad interferire e all’ esposizione di un elevato numero di persone al pericolo di pregiudizio della pubblica incolumità.

Lo dichiara la parlamentare Serena Pellegrino (LEU-SI) che ha consegnato una corposa documentazione da cui si evincono le criticità del progetto e le carenze della valutazione di molti determinanti aspetti dell’impatto ambientale della Variante.

“La decisione di fornire alla Procura della Repubblica queste prospettive di valutazione e sollecitarne l’intervento su una questione che purtroppo rappresenta uno dei meccanismi più frequenti di stretta relazione della progettazione territoriale pubblica con gli interessi imprenditoriali privati, non è altro che l’adempimento del mio dovere istituzionale e del mandato elettivo dei miei concittadini. Non è certamente un motivo d’orgoglio dover rivolgersi alla Magistratura per ottenere tutela delle comunità e dell’ambiente, perché l’obiettivo della salvaguardia  dovrebbe essere insito nell’ operato delle amministrazioni locali. D’altro canto essere riusciti ad inserire nel codice penale italiano i reati contro l‘ecosistema ci ha finalmente  messo a disposizione gli strumenti per reagire, prima che la vera parte offesa, la Madre Terra,  violata nelle sue leggi non emendabili e non derogabili, si ribelli e denunci a modo suo, con effetti incalcolabili, il disastro ambientale.”

“ L’area oggetto dei lavori – spiega Pellegrino – è quasi del tutto ricompresa nella golena in sinistra idrografica del fiume Tagliamento, all’altezza del Ponte di Dignano, che è soggetta a un impegnativo regime di vincolo, sia per gli aspetti paesaggistico – ambientali sia per quelli idraulici.  Ad esempio, nonostante l’area sia sede di corridoi ecologici di collegamento biotico tra due SIC, non è stato effettuato lo Studio dell’incidenza ambientale come richiesto dalla Direttiva europea Habitat.  Nemmeno sono stati analizzati gli impatti sul regime idraulico di deflusso della piena di progetto, omettendo così di accertare se vi sia il rischio di uno sbarramento idraulico, pregiudizievole per la vita degli abitanti, per il loro patrimonio e per la biodiversità presente nelle aree di monte rispetto al manufatto infrastrutturale in esecuzione. Inoltre ci troviamo di fronte ad un progetto, definitivo, approvato e già cantierato, prima che il progetto esecutivo fosse stato redatto.”
Conclude Pellegrino:  “E’ doveroso da parte mia, dopo tutte le denunce rivolte verso le istituzioni regionali e nazionali, con poche risposte e rimbalzi di responsabilità, rivolgermi ora alla magistratura affinchè sia fatta chiarezza  su questa opera che tanto ha fatto e continua a far discutere. Non vogliamo più disastri annunciati”.

 

 

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