POCO PIÙ CHE BAMBINI.

 

10 AGOSTO 2017.
Sono 50, Somali ed Eritrei, i morti annegati, gettati in mare dallo scafista che temeva di essere “pizzicato” dalla motovedetta.
Erano a bordo 120 ragazzi, età media 16 anni! I nostri figli!
22 sono dispersi e 27 sono stati soccorsi, mentre gli altri sopravvissuti sono fuggiti appena hanno raggiunto la riva. Dei 50 morti 29 hanno avuto sepoltura sulla spiaggia della provincia di Shabwa.

Una fotografia che consente solo di gridare contro chi, in questi giorni, anziché attivare tutte le operazioni nazionali e internazionali perché tutto questo non si abbia più a ripetere, sono solo capaci di farsi le schermaglie e a difendere chi ha la linea più dura contro i migranti.
I migranti.
Ultimo anello di una filiera di cui ormai i poteri del business internazionale ha perso il controllo.

Fino a quando l’Africa era il forziere da cui attingere, spesso con la forza, tutte le preziose risorse che ci servivano per far crescere il nostro modello capitalistico mantenendo i suoi popoli sotto il giogo della guerra e di “quattro” dittatori ubbidienti al mercato globale, tutto funzionava.
La perfetta macchina della guerra permetteva ai paesi produttori di arricchire i paesi dove le fabbriche di armi proliferavano e finché non hanno cominciato ad arrivare a milioni nessuno se ne accorgeva.
I bambini sapevano che dovevano mangiare tutto quello che c’era nel piatto perché “ci sono i bambini africani che muoiono di fame”. I più audaci facevano l’offerta, i più generosi l’adozione a distanza.
Etiopia ed Eritrea in guerra per anni foraggiati di armi chi da USA e paesi occidentali chi dall’URSS and co. Ma c’era anche chi foraggiava tutti contro tutti.

La Somalia ci porta via Ilaria e Miran che guarda caso indagavano proprio sui traffici d’armi.

Lo Yemen, luogo di passaggio di questi giovani migranti, ancora oggi è un “meraviglioso” scenario di guerra che fa brillare gli occhi con il simbolo dei dollari sonanti tutte le fabbriche di guerra.

Continuo?

E poi ci sono quelli che per riuscire a far il pieno di voti alle prossime elezioni, per continuare a mantenere lo status quo e finanziare ad ogni finanziaria la macchina della guerra, “pompano” mediaticamente i provocatori razzisti.
Ma il giogo si sta spezzando!
E con lui milioni di vite umane.
E chi dice “aiutamoli a casa loro” ammetta pubblicamente che per un secolo e mezzo li abbiamo usati e depredati come fossero il pozzo di San Patrizio, fatti uccidere tra di loro per mantenere le nostre linde e pinte fabbriche di guerra, prima voce di spesa di qualsiasi governo “industriale”, modificare i propri stili di vita e di produzione, tornarcene a casa con le nostre multinazionali che divorano le loro risorse e poi cominciare a….farci aiutare da loro, perché quella volta loro saranno i ricchi e noi quelli che dovranno migrare per cercare fortuna.

Mentre l’ipocrisia e la paura di inimicarsi il “sovrano” dilaga.

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